Esplorazioni al Deposito Carrino

01.08.2026

Esplorazioni al Deposito Carrino

Massafra - Taranto

(Ricerche Valentina Cisternino, Francesco Lovergine, testi e foto Valentina Cisternino)

Per chi, come me, è stato al Deposito Carrino di Massafra negli ultimi anni, i pensieri che questo posto porta alla mente sono essenzialmente due. La difficoltà di raggiungere l’ingresso principale data dalla fittissima vegetazione di rovi e quello spettacolare assaggio di storia d’Italia (e non solo) che si può vivere in questo luogo. Beh, il Deposito Carrino non è più nulla di tutto questo. Sul posto, oggi primo aprile, eravamo in quattro: io e Giovanni, che avevamo già avuto occasione di visitare il Carrino per il Progetto Catasto, e Dino e Tiziana, a cui avevamo raccontato un luogo decisamente diverso. Avevamo persino un machete fresco fresco di acquisto per farci largo tra i rovi. Giunti sul posto notiamo che, non sappiamo per mano di chi e per conto di chi, ma la via al deposito è stata completamente liberata. Abbattuti gli alberi, liberate le strade dalla vegetazione e, purtroppo, ci sono state delle manomissioni anche al deposito stesso. Sin dall’arrivo sulla strada che porta all’ingresso principale troviamo un deposito/ammasso/discarica di pneumatici e tutta una serie di quelle che credo siano cisterne di un qualche tipo. Da notare che le cisterne in questione portano la scritta “Base Navale Taranto Marinarsen” a cui va aggiunta una scritta in vernice che dice “non toccare G- I- S” di cui ignoro il significato, certo l’imperativo non toccare dà di che pensare. Il primo ingresso che si trova a sinistra sul cammino, una volta murato, è stato completamente aperto; della targhetta e del chiodo fissati nel Progetto Catasto, ovviamente, nessuna traccia. Continuando a camminare sulla strada, completamente vuota, arriviamo all’ingresso principale, prima murato solo a metà e chiuso con un catenaccio dall’ansa lunga che permetteva il passaggio di persone. Adesso il cancello è del tutto libero dal muro e chiuso con un pesante lucchetto che non permette assolutamente la sua apertura. La targhetta è ancora li dove l’avevamo sistemata. Anche l’ingresso subito a destra del principale è stato ripulito e il muro aperto. Camminando lungo la strada per arrivare alle altre entrate, notiamo ancora la mancanza di rovi, ma anche che sono stati portate via quella specie di rocchette di legno per i cavi elettrici: erano molte e ammassate in un angolo libero della strada. Uno dei vecchi pali della luce, quello nella pineta di cui si vedeva bene lo scheletro metallico interno, è stato abbattuto e se ne vedono i resti a terra. I piccoli ingressi sulla parete grande, si distinguevano poco poiché coperti e tutti murati, sono stati aperti, anche in malo modo. Su uno di questi si vede un blocco di tufi in bilico che stanno pian piano cadendo dallo stipite superiore della porta. Anche l’altro ingresso è stato pulito, il muro abbattuto ed è stata creata una porta con una grata, ancora una volta chiusa da un lucchetto. Anche qui la targhetta e il chiodo sono dove li avevamo posizionati. Un po’ più nascosto vi è un ingresso, che prima era murato. Adesso è aperto e all’esterno di questo vi sono ammassati alcuni oggetti che prima erano all’interno del deposito: si riconoscono alcuni filtri, una tanica di cherosene e ricompare la dicitura “Marinarsen” su una tavola di legno, quasi fosse un cartello o un’insegna. Questo è, oramai, l’unico ingresso libero che permette l’accesso al Carrino. Anche all’interno le cose sono cambiate. Sono stati portati via alcuni cavi, alcune taniche di cherosene (vi era una stanza che ne era piena, adesso neanche l’obra), oggetti vari che erano sul pavimento. Mancano le bombole e le macchine che erano nelle grandi camerate (ci sono ancora quelle nei corridoi) mancano le rochette dei cavi elettrici nel corridoio dell’ingresso principale (quello grande che porta alle aree di deposito dei mezzi, per intenderci) e un vecchio camioncino che ricordo benissimo fosse nel grande corridoio. Sul pavimento di questo si distinguono molto bene i segni di grandi mezzi che sono entrati nel deposito, tipo camion o simili, probabilmente utilizzati per portar via la roba.
Insomma il Deposito Carrino ha cambiato aspetto, sia dentro che fuori. C’è da chiedersi chi sia stato e perché, ma anche con quali mezzi e autorità. Ci resta, ameno per il momento, un accesso libero che permette l’entrata al deposito, ma ci si chiede per quanto tempo resterà tale. E dispiace tanto che così tanti oggetti, storici a tutti gli effetti, siano stati portati via per finire chissà dove. Senza dimenticare l’inquietante presenza di quelle cisterne di cui sopra.
Mi domando: possiamo noi fare qualcosa per evitare che certe cose accadano?

Le immagini

Foto di Valentina CisterninoFoto di Valentina Cisternino
Foto di Valentina CisterninoFoto di Valentina Cisternino
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Foto di Valentina CisterninoFoto di Valentina Cisternino
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