Sulle tracce dell'antico Acquedotto Romano
15.10.2006
Sulle tracce dell’antico Acquedotto Romano
Minervino Murge - Venosa
(Ricerche Mimmo Nanna, testo Marilena Rodi, foto Marilena Rodi e Gigi Loperfido)
Il nostro obiettivo, questa mattina, è l’antico Acquedotto Romano, risalente alla II Repubblica Romana d.C., di cui si rintracciano le prime notizie in un antico documento dell’abate P. Troylo del 1758.
Il territorio oggetto di studio è un tratto di terra che bucolicamente percorre circa 35 km tra Montemilone e Canosa. Tracciati gli itinerari possibili sulla mappa e caricati i punti GPS, la nostra meta resta per lo più sconosciuta; non siamo certi che quanto riportato sulle antiche carte risulti ancora esistente.
Alle prime luci del giorno i nostri 6 fuoristrada percorrono la strada che conduce da Castellana-Grotte a Minervino; pausa caffè, e avvio deciso alla volta degli sterrati che ci condurranno in terra d’esame. Il primo ostacolo si presenta davanti ai nostri “piedi”: una strada interrotta a pochi chilometri dalla cittadina, nelle campagne che, pare, siano state “risistemate” nei perimetri. Grazie alla prontezza dei fuoristradisti e alle indicazioni precise di Mimmo (Nanna n.d.r.) attraversiamo un agro acquisito abusivamente dai proprietari terrieri della zona e riprendiamo lo sterrato interrotto dopo circa un paio di centinaia di metri.
Alcune manovre di coordinamento e talune peripezie rocambolesche caratterizzano il tratto di percorso che ci separa dall’individuazione del primo punto da verificare sulla mappa: l’ingresso di una cavità opera dell’uomo, risalente al II sec d.C. Percorriamo dunque, alcuni chilometri valicando colline, oltrepassando fossi, risalendo pendenze 35-40%, tagliando la murgia e violando ampie distese di terra. Un attento studio del territorio a noi circostante ci suggerisce di avviare le ricerche della cavità, siamo arrivati. Manca solo “il buco”.
Il punto denominato Quota 170 non è molto lontano da noi.
Resti del condotto sotterraneo di circa 35 metri, scavato nell’arenaria, con una fondazione a sacco e copertura alla cappuccina.
Eccolo!
Il condotto ha una luce di 0,63 metri; lo specus è alto 0,55 metri e largo 0,55 metri. Le tegole della copertura misurano 0,45 x 0,45 x 0,05 circa, ed è costruito nei pressi di un lumen - pozzo verticale.
Alcuni di noi entrano per il primo sopralluogo, e percorsi più o meno 30 metri dall’ingresso, si ha modo di constatare, in prossimità del pozzo finale, un crollo che sancisce la fine dell’escursione. Occorre tornare e approfondire, cercare risposte e cause degli eventi.
Un occhio alla mappa e verifica sul campo ci confermano che almeno altre 2 strade riportate sulla cartografia ufficiale non esistono più; siamo ormai in terra straniera, Basilicata, nei pressi di Venosa.
Tentare di inseguire le tracce dell’opera commissionata da Erode Attico, a dire di Filostrato in Vita Sophistarum, par impresa, ormai al calar del giorno, improponibile. Decidiamo di tornare a casa, ma con ferma intenzione di proseguire le nostre ricerche, ripercorrendo le vicende storiche, nel prossimo week end disponibile.
Prima uscita
15 ottobre 2006 - le immagini
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Seconda uscita
22 ottobre 2006 - le immagini
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