Esplorazioni a I Gentili
16.09.2011
Esplorazioni a I Gentili
Il Gruppo Puglia Grotte dal settembre del 2011 è tornato ad interessarsi, di concerto con l’AET - Alburni Exploration Team, della Grava dei Gentili (CP 255). E i risultati non hanno tardato ad arrivare.
- I Gentili non fanno più paura di Piero Netti
- Il prosieguo dell’esplorazione a Natale 2011 di Giampaolo Pinto
- Il video dell’esplorazione di Giampaolo Pinto
I Gentili non fanno più paura - esplorazione e scoperta
(testo e foto di Piero Netti)
A settembre del 2011 il Gruppo Puglia Grotte, nel contesto e con la collaborazione dei gruppi e delle singole persone aderenti all’AET (Alburni Exploration Team), associazione costituita per riunire e concentrare le forze e competenze di speleologi interessati alle esplorazioni dei Monti Alburni, ha riaperto le esplorazioni alla Grava dei Gentili (CP 255) considerata uno dei sistemi più interessanti del massiccio data la sua particolare posizione a valle dei grandi sistemi conosciuti come i Piani di Santa Maria e il Fumo (entrambi, accessi diretti al livello di falda), e a monte della famosa Risorgenza dell’Auso (280 m s.l.m.) il cui bacino di raccolta, il settore centrale dei Monti Alburni, è notoriamente molto vasto.

La Grava dei Gentili è stata scenario di un tragico incidente negli anni ‘70.
Dall’avvenimento la grotta divenne “pericolosa” a causa delle probabili piene alle quale sembrava particolarmente soggetta; in quarant’anni vi è stata solo una visita da parte del Gruppo Speleo Marchigiano CAI Ancona nei primi anni ‘90.
L’ingresso si apre ad una quota di circa 840 m s.l.m. e si sviluppa orizzontalmente per 1.987 metri e verticalmente per 484 metri in sequenze ravvicinate di pozzetti, una ventina, da 2 a 8 - 10 metri e pozzi di modesta entità; questi salti costituiscono il meandro molto levigato che corre lungo la frattura principale.
Secondo l’unico rilievo realizzato dal Circolo Speleologico Romano e dalla Commissione Grotte Eugenio Boegan fra il 1963 e il 1975 la profondità di 484 metri, con l’ausilio di altimetri, è stata smentita mostrando un errore sistematico accumulando uno scarto fra i 60 e gli 80 metri. Inoltre, non è indicato il P20 a circa -160 metri ed è erroneamente descritto come un P33 un pozzo di circa 50 metri.

Alla luce di tutto questo, uno degli obiettivi è stato realizzare nuovamente il rilievo verificando così la profondità reale, l’estensione planimetrica, la direzione di massima dell’asse della frattura principale e la direzione della nuova diramazione scoperta.
Il “nuovo” ramo parte dalla base del P39, quota altimetro circa -220/-230 metri.
Una risalita lungo una colata calcitica di circa 20 metri si affaccia in un meandro apparentemente stretto, lungo 30-40 metri e largo da 30 cm ad 80 cm, che porta alla base di un grande pozzo attualmente in fase di esplorazione. Si è risalito per circa 90 m “interrotti”, dopo i primi 60, da un terrazzino di origine calcitica. Di qui, osservando con degli illuminatori a super-led non si è riusciti a definire la fine del pozzo che, stimato ad occhio, può essere fra i 60 e i 90 m, rendendo la verticale nella sua massima espressione di circa 120-140 metri. Dal terrazzo, intorno ai 60 m, si scorge un’insenatura.
L’obiettivo è di raggiungere il finestrone continuando a risalire il pozzo. Una volta raggiunto si deciderà se proseguire l’esplorazione in risalita o concentrare le ricerche esternamente di un secondo ingresso.
Questa nuova zona risulta essere a significativo sviluppo verticale, differendo notevolmente dalla via classica. Il concrezionamento, i depositi di fango e la mancanza di un visibile scorrimento d’acqua rendono la grotta apparentemente “fossile”, probabilmente originata (questa parte) da un’antica zona di raccolta delle acque oggi fortemente modificata.
Ciò significa che la sua origine, cronologicamente parlando, è antecedente alla formazione della grotta per come la si conosceva prima delle ultime esplorazioni.
Accedere al sistema dal probabile secondo ingresso significa bypassare una buona porzione di grotta evitando la notevole massa d’acqua che fluisce durante il periodo invernale. Poter osservare la grotta nelle sue variazioni di portata significa capire qualcosa in più sul sistema carsico dei Monti Alburni.
Hanno partecipato alle esplorazioni Piero Netti, Alessandra Montanaro, Giampaolo Pinto, Leone Minoia, Vito Buongiorno.