Gli impianti idrici sotterranei di Gravina in Puglia (BA)

10.02.2002

Gli impianti idrici sotterranei di Gravina in Puglia (BA)


Veduta generale del ponte-canale a Gravina in Puglia

L’acquedotto Fontana S. Angelo (anche noto come S. Angelo - Fontana della Stella), sito nel territorio di Gravina in Puglia, è scavato nella Calcarenite di Gravina, una calcarenite bioclastica che ben si presta allo scavo per le sue note caratteristiche di friabilità, come testimoniano le evidenze di cultura rupestre rinvenute in numerosi siti della Puglia e della Lucania.

L’opera prende origine da una presa posta alcuni chilometri a NO della città, poco a monte della Fontana S. Angelo. La presa potrebbe corrispondere alla Fontana S. Biagio citata in varie fonti storiche e oggi scomparsa dalla toponomastica locale. Le testimonianze sulla presenza di acque sorgive nei dintorni di Gravina risalgono almeno al XVI secolo; le documentazioni che si riferiscono alla presenza di un’opera di convogliamento delle acque ed alle prese sul ponte di S. Maria della Stella indicano invece il 1743 come data di inizio dei lavori ad opera degli Orsini.

Galleria dell'acquedotto sotterraneo

E’ presumibile comunque che almeno una parte delle opere di canalizzazione dell’acquedotto risalga ad epoche precedenti al 1743; alcuni autori hanno ipotizzato una datazione di epoca medievale. Vi sono inoltre indizi che suggerirebbero la presenza di opere ancora più antiche.

L’acquedotto è a pelo libero nel tracciato ipogeo, e a pressione nel tratto che va dal partitore alla fontana posta presso l’abitato, in sinistra orografica del T. Gravina. Il sistema idraulico così realizzato è stato progettato sulla base di una serie di vincoli geologici e morfologici che hanno condizionato tanto il tracciato quanto le modalità di costruzione dell’opera stessa.

La sezione-tipo del condotto sotterraneo, sia esso costruito in muratura che scavato nel banco calcarenitico, è solitamente quella di una galleria con copertura a botte e volta a tutto sesto. La quasi totalità del tracciato idraulico è stata realizzata in muratura, utilizzando conci di tufo squadrati, sigillati da malta.

Lo sviluppo planimetrico complessivo dell’acquedotto sotterraneo è pari a 3480 metri, con un dislivello di 7 m tra la quota della presa e quella del partitore, e pendenza media percentuale dello 0,2%.
All’acquedotto sotterraneo vanno poi aggiunte le strutture idriche di superficie, costituite da canalizzazioni a cielo aperto e tubature posate sul piano di campagna in località Padre Eterno (per uno sviluppo di 311 m), dalla diramazione di Lamascesciola (sviluppo progettato 710 m, sviluppo individuato 30 m) e dal ponte-canale sul Torrente Gravina (lunghezza 90 m).

Planimetria dell'acquedotto S. Angelo

Il percorso sotterraneo si sviluppa tra la captazione (presa) in località Pescara, ed il partitore, da dove l’acqua è distribuita alle tubature che alimentano le due vasche esterne (pilacci), localizzate alle estremità del ponte-canale.

Lungo il percorso sono presenti 30 pozzi di ispezione, collegati alla superficie e sopraelevati rispetto al piano campagna, posti mediamente ad una distanza compresa tra i 100 ed i 135 metri l’uno dall’altro; a questi se ne aggiungono altri, privi di sbocco in superficie, per un totale di 66 pozzi. La lunghezza medie delle gallerie del condotto principale è di 0,77 m; la profondità media delle gallerie rispetto alla superficie è di 3,20 m, dal piano di campagna al piano di scorrimento. Le gallerie dell’acquedotto sotterraneo presentano volta a botte con arco a tutto sesto, sia nel tratto rivestito di conci che in quello in roccia viva; alcuni dei cunicoli delle diramazioni ortogonali, e alcuni brevi tratti del condotto principale, interessati da interventi di ripristino o consolidamento, hanno invece soffitto orizzontale.

Planimetria dell'ingresso della presa

La presa da cui si dirama l’opera sotterranea è ubicata circa 200 m a monte della Fontana S. Angelo. Un basso edificio in conci, con due torrette gemelle che corrispondono a pozzi (P29 e P30) comunicanti con i sottostanti vani, ne segna l’ingresso.

La presa è costituita da due corridoi ortogonali, e da ampi vani allagati (vasche di accumulo) poste su entrambi i lati del corridoio di ingresso.

Nella prima sala della presa si rinvengono, in più punti dei muri portanti del basamento, tracce di una fase più antica di costruzione simile al tipo opus caementicium, che si differenzia chiaramente dalla porzione superiore del muro, realizzata utilizzando le calcareniti di Gravina.

Sul lato SW della presa sono ubicate numerose bocche di captazione disposte a pettine, ortogonalmente ai corridoi; esse raccolgono l’acqua che sgorga dalla roccia, che viene quindi convogliata nel corridoio principale in direzione del pozzo P28.

Vasca di decantazione alla base del P28, con inizio del tratto a doppia canaletta

Dalla vasca di decantazione corrispondente a quest’ultimo, si diparte il sistema di doppie canalette che caratterizza il resto dell’acquedotto sotterraneo.
La presenza di doppie canalette risultava particolarmente utile nelle fasi di periodica manutenzione e pulizia del sistema idraulico: l’acqua veniva alternativamente incanalata su uno dei percorsi per poter eseguire la manutenzione dell’altro senza interrompere del tutto il flusso idrico.

Uno dei settori di maggiore interesse dell’acquedotto sotterraneo è costituito dalla galleria alta, corrispondente al percorso tra i pozzi P3 e P4: in questo tratto, della lunghezza di poco inferiore ai 106 metri, si raggiunge la massima altezza, pari a 3,75 m alla chiave di volta, ed a 5,25 m alla sommità del pozzo d’ispezione.

Schema delle sezioni-tipo individuate nel percorso sotterraneo: a) galleria; b) pozzo; c) galleria alta

La forma è quella di un corridoio molto stretto ed alto.
La sezione trasversale della galleria non è uniforme, presentando una canaletta pensile in corrispondenza di una mensola orizzontale (larga circa 30 cm) posta sul lato di valle della galleria, a circa 1,45 m dal piano di calpestio.

Sono quindi presenti in questo tratto due livelli sovrapposti, scavati nella roccia viva. La volta della galleria, con sezione a botte con arco a tutto sesto, è costruita in blocchi squadrati di calcarenite.

10/02/2002
Mario Parise


N.B.
Il testo è tratto da:
M. Parise, R. Bixio, G. Quinto e G. Savino - Ricerche geologico-speleologiche in cavità artificiali: gli impianti idrici sotterranei di Gravina in Puglia in Atti Convegno GeoBen2000, “Condizionamenti geologici e geotecnici nella conservazione del patrimonio storico culturale”, Torino, 7-9 giugno 2000, p. 739-747.
E’ possibile richiedere l’articolo completo scrivendo ad uno degli autori, Mario Parise.