Un falò per il Mozambico - Edizione 2011
11.01.2011
Un falò per il Mozambico - Edizione 2011

Anche quest’anno il Gruppo Puglia Grotte ha dato vita all’iniziativa benefica a favore del progetto africano di Antonio Baccarelli.
L’appuntamento è stato quello di
martedì 11 gennaio 2011
presso il largo antistante la sede sociale del Gruppo Puglia Grotte in via Margherita di Savoia, n. 18 a Castellana-Grotte (BA)
Chi è Antonio Baccarelli?
Si tratta di un nostro socio castellanese di una quarantina d’anni, minuto e schivo che, dopo averne personalmente curato la nascita e l’organizzazione, sostiene un piccolo centro odontotecnico in Mozambico:
non è che una stanzetta con pochi attrezzi, ma la presenza della struttura è di estrema utilità in una zona rurale sguarnita di tutto.
Annesso allo studio odontotecnico vi è, pure, un laboratorio per lo sviluppo fotografico in bianco nero. L’iniziativa ha avuto una grande eco: gli abitanti delle zone limitrofe percorrono a piedi anche quaranta chilometri per raggiungere la struttura.
Perché un falò?
L’occasione è fornita, come ogni anno, dalla festa popolare delle Fanove, enormi cataste di legna cui si dà fuoco - solitamente nella notte tra l'11 ed il 12 gennaio - in onore della Madonna della Vetrana, protettrice della cittadina di Castellana-Grotte.
La manifestazione vuol ricordare l’evento della miracolosa liberazione dalla peste del 1691 attribuito all’intervento della Vergine.
Per approfondire
Il fatto è documentato da una scheda notarile del 29 aprile 1691 del notaio Giacobbe Fanelli di Castellana. Era l'11 gennaio del 1691. La peste bubbonica avanzava e in poche settimane in Castellana si contavano già le prime vittime.
L'evento prodigioso della preservazione del popolo castellanese dal morbo, fu attribuito all'olio della lampada votiva che ardeva davanti all'immagine sacra della Vergine venerata in un'antica chiesetta nelle adiacenze dell'attuale Santuario Maria SS. della Vetrana (il termine è la corruzione di "veterana", proprio a testimonianza di un antico culto preesistente).
Due sacerdoti, don Giuseppe Gaetano Lanera e don Giosafat Pinto, mentre pregavano incessantemente Dio e la Vergine nella notte tra l'11 e il 12 gennaio, ebbero simultaneamente un'ispirazione: la Madonna della Vetrana avrebbe liberato Castellana dalla peste. Il 12 gennaio il miracolo: si vide la peste "camminare più avanti" (abbandonare l'abitato) e molte persone guarire dopo l'applicazione dell'olio miracoloso della lampada.A risparmiare la comunità dal terribile flagello, perciò, si riconobbe l’intercessione della Madonna della Vetrana. Intorno a Castellana la piaga continuò a mietere vittime, mentre la città ne fu preservata.
Per evitare l’incedere del contagio, si dette fuoco a tutto ciò che era stato in contatto con il morbo.
I falò assolvono perciò a una duplice funzione: rievocano le suppellettili bruciate in occasione della liberazione dalla peste, ardono in segno di festa ed esultanza.
I festeggiamenti religiosi proseguono il 12 gennaio con la festa patronale in onore della Patrona Maria SS. della Vetrana: alle 19.00 processione della statua dal Santuario alla Chiesa Madre, dove, come da consuetudine e tradizione la Patrona sarà venerata fino alla processione di ritorno al Santuario.
Dall’avvenimento miracoloso sono nate: la grande devozione di Castellana per la Madonna della Vetrana; la lampada ad olio perennemente accesa davanti alla sua immagine; il rifacimento completo della sua chiesa (la chiesa e il convento degli alcantarini, oggi officiato dai Frati Minori, furono eretti immediatamente dopo il 1691 su una collinetta a dominare la città, sostituendo una chiesetta ben più antica); i falò dell'11 gennaio, la festa patronale del 12 gennaio e i grandi festeggiamenti dell’ultima domenica di aprile (Festa d’aprile).
Legata al culto mariano è anche la “diana”.
Un folto gruppo di cittadini e devoti, accompagnati dalla banda cittadina che esegue una marcia lenta (detta appunto Diana), compie qualche notte prima dell'11 gennaio una sorta di questua, un “giro per i frantoi oleari” per rievocare la raccolta dell’olio utile ad alimentare la lampada benedetta.
Le maestose cataste di legna sono realizzate da privati cittadini, associazioni, gruppi, comitati, enti (partecipano anche a un concorso: la mattina dell'11 gennaio, quando sono ancora spenti, un comitato ne esamina la realizzazione).
Ma quella delle fanove rimane soprattutto una festa popolare. Alte decine di metri, richiamano ogni anno migliaia di turisti. La gente che affolla le strade intona il canto mariano Tu sei del popolo letizia e pace.
E intorno a ogni fanova si improvvisano musiche e danze popolari, mentre i castellanesi offrono a chiunque si unisca a loro per festeggiare, tipiche golosità contadine: ceci e fave abbrustolite, taralli, frittelle, vino, bruschette e friselle condite con olio extravergine d’oliva e pomodori appesi.
(Testo tratto da La notte delle fanove).
Le immagini della serata
(Foto di Vito Meuli)
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