Gruppo Grotte Castellana: i pionieri della speleologia pugliese
21.04.1938
Gruppo Grotte Castellana: i pionieri della speleologia pugliese
Dopo la scoperta delle Grotte di Castellana, avvenuta il 23 gennaio 1938 ad opera del prof. Franco Anelli, molti giovani castellanesi, sulla spinta dell’entusiasmo, si avvicinarono al mondo sotterraneo partecipando alle prime esplorazioni condotte all’interno delle Grotte.
Nel corso del suo secondo sopralluogo in Puglia, nel marzo del 1938, Anelli, ben conscio della necessità di poter contare su di un gruppo di persone in grado di aiutarlo durante le sue esplorazioni e ricerche nelle Grotte di Castellana, propose all’avv. Giovanni De Bellis di raccogliere intorno a sé tutti questi appassionati e di creare un gruppo speleologico locale; appello prontamente raccolto, tanto che il 21 aprile 1938 l’Istituto Italiano di Speleologia presso le R.R. Grotte Demaniali di Postumia rilasciò all’avv. Giovanni De Bellis la tessera d’iscrizione quale presidente del Gruppo Grotte Castellana.
Di questo Gruppo fecero subito parte, o si aggregarono nel tempo:
- Vito Matarrese, collaboratore del prof. Franco Anelli e scopritore della splendida Grotta Bianca;
- Saverio De Bellis, a cui dobbiamo le prime foto storiche delle Grotte di Castellana;
- Domenico Magistà, terzo uomo dell’esplorazione del 23 gennaio 1938;
- Giovanni Di Dio, sempre presente nelle esplorazioni più importanti;
- Tonino Mastronardi, fedele accompagnatore del prof. Anelli in tutte le sue esplorazioni, recentemente scomparso;
- Nino Matarrese, figlio di Vito, abile esploratore del mondo sotterraneo;
- Tommaso Mascialino, scopritore del bellissimo ramo della Torre di Pisa;
- Matteo Sepp’Ronz (Clemente);
- Serafino Nino e tanti altri.
Si tratta senza dubbio del primo gruppo speleologico costituitosi nella Regione.
Al Gruppo Grotte Castellana si deve nel 1938 la prosecuzione delle esplorazioni nella seconda parte delle Grotte, oltre il Corridoio del Deserto, oltre alla scoperta del Ramo della Fonte; sono invece degli anni 1949-1951, la scoperta del Ramo della Torre di Pisa, l’esplorazione del Ramo degli Ascensori fino alla frana terminale, la prosecuzione delle esplorazioni nel Ramo della Fonte e le memorabili discese dei pozzi interni della Caverna della Civetta e della Caverna della Cupola.
Molte di queste spedizioni vennero effettuate di notte, per non perdere la giornata di lavoro, e spesso con l’impiego di esplosivi, per ampliare i passaggi più stretti.
Le esplorazioni compiute non si limitarono alle Grotte di Castellana, ma interessarono tutte le cavità del territorio, e anche le maggiori voragini pugliesi, come la Grave di Faraualla, nel territorio di Gravina in Puglia, profonda ben 257 metri.
È anche grazie ai giovani componenti del Gruppo Grotte Castellana, pionieri della speleologia a Castellana e precursori dell’attuale Gruppo Puglia Grotte, che le Grotte di Castellana divennero in breve le grotte più conosciute d’Italia.
(Testo di Vincenzo Manghisi e Pino Pace)