Chi era Vito Fiore Mancini?
01.08.2026
Chi era Vito Fiore Mancini?

Dopo Alberto Pinto (1948-1984) e Dino Faiano (1945-1993), Vito Mancini è il terzo socio fondatore del Gruppo Puglia Grotte a lasciarci.
Così, nel bollettino Puglia Grotte 1996, rievocavamo quel lontano 16 novembre 1971 che ci aveva portato a fondare il nostro gruppo denominato, non a caso, Puglia Grotte.
Quel giorno in casa di Vito Mancini, che era poi la sede di una scuola rurale in Contrada Chiancarosa nel territorio di Putignano, ci riunimmo per mettere nero su bianco.
Dopo la costituzione continuammo a riunirci in quella prima, provvisoria sede che era la casa-scuola di Chiancarosa, tenendo le nostre riunioni in una delle aule, seduti sui banchi occupati di mattina dagli allievi della mamma di Vito.
In quei giorni, tra l’altro, avvicinandosi il Natale, era in corso d’allestimento, a cura di Vito e della mamma, un gigantesco presepe che occupava quasi un’intera aula. Tradizione, questa del grande presepe, che Vito conservò anche una volta sposato e trasferitosi nella sua nuova casa in Contrada Lombardi, stavolta in territorio di Castellana-Grotte.
Vito si dimostrò, da subito, uno degli elementi trainanti e fu uno dei protagonisti delle prime impegnative spedizioni speleologiche, compiute dal nostro gruppo nelle più profonde grotte pugliesi e, fuori regione, al Sistema Grotta Grande del Vento - Grotta del Fiume, le attuali Grotte di Frasassi, allora non ancora aperte al pubblico.
Ma il nostro sodalizio speleologico era ancora più antico. Già nel 1969, infatti, sotto la guida di Franco Orofino - collaboratore di Franco Anelli e coordinatore regionale della pionieristica speleologia pugliese - ci eravamo incontrati nel corso delle esplorazioni alle Grotte di Castellana e un po’ dovunque, in giro per la Puglia.
Una delle note di colore di quelle spedizioni era costituta dal nostro parco macchine. Con quelle scalcinate Fiat 500 e 600 si andava e veniva settimanalmente dal Gargano alla ricerca di nuove voragini e spesso, anziché la grotta meta della spedizione, se ne trovavano altre. Nel peggiore dei casi, si tornava a casa con gigantesche forme di pane di grano duro acquistate a Borgo Celano, porta d’ingresso del Gargano non lontano da San Marco in Lamis.
In quegli anni, inoltre, grazie all’inventiva di Giorgio Braschi, si era messa a punto una primordiale tecnica di risalita su corda che fu sperimentata già nei primi mesi del 1970 nella Gravina di Monte Sant’Elia.
Sempre in quegli anni, assieme a Vito Mancini e Giorgio Braschi, Gino Penta e Cosmo Sbiroli, effettuammo le nostre prime escursioni sul Pollino, una montagna, per noi, quasi sconosciuta, non esistendo ancora tutta la vasta pubblicistica a riguardo. Sempre sul Pollino, sotto lo stimolo continuo di Braschi, autorità indiscussa della montagna calabro-lucana, sperimentammo per primi la discesa del torrente Raganello, oggi meta di innumerevoli escursionisti.
A volte, infine, a fronte di una grotta non certo impegnativa la spedizione si concludeva con un pantagruelico pranzo, offerto in questo caso da una famiglia amica dei Mancini.
Assieme a Vito, poi, affrontammo, sempre negli anni Settanta l’avventura della costituzione del 7° Gruppo del Soccorso Alpino - Delegazione Speleologica, oggi Soccorso Alpino e Speleologico, che ci vide effettuare esercitazioni nelle voragini pugliesi, dalla Grave di Campolato alla Grave di Santa Lucia e nelle stesse Grotte di Castellana.
Era, insomma, un periodo avventuroso della nostra vita, un periodo che lasciò il segno nella speleologia e nell’escursionismo degli anni a venire.
Anche una volta lasciata la speleologia, Vito Mancini non smarrì la propria vocazione alla sperimentazione, cimentandosi con professionalità nei vari ambiti con i quali la vita lo portò a contatto, la politica, il sindacato, la cultura enogastronomica, divenendo uno dei più apprezzati sommellier della nostra terra.
Dotato di un innato senso dell’umorismo e dell’autoironia, Vito sapeva cogliere la vita per il verso giusto, non prendendola mai eccessivamente sul serio.
Amava, naturalmente, scherzare anche su se stesso e spesso, incontrandoci, ironizzavamo sul nostro comune rincoglionimento, compatendo chi non voleva arrendersi all’ineluttabilità della forza di gravità.
Era, infine, e in questo mi rispecchiavo in lui, politicamente scorretto, abituato, cioè, a dire sempre pane al pane e vino al vino, anche contro il dominante pensiero comune.
Una persona libera, insomma, e vera.
(Pino Pace)