Una testimonianza - Luciano M. Poli

26.05.2003

Una testimonianza

Dalle Lettere al Direttore de “Il Gazzettino di Padova” del 26 maggio 2003

Per lavoro mi sono recato in auto a Caerano S. Marco. Da Padova sono transitato sulla S.S. 307 del Santo fino a Castelfranco e poi Vallà, Altivole fino alla meta.

Lungo il mio percorso, ho notato diversi vivai dalle cui recinzioni si scorgono alberi di varia specie; tra di essi, allineati, decine di ulivi secolari, potati e con la loro zolla di terra originaria. Ad una mia prima reazione di ammirazione, è seguito un sentimento di tristezza.

Nella terra in cui crescono gli ulivi attraversano molte decine di anni, secoli, per maturare la dignitosa bellezza che io ho potuto ammirare.

Per abbellire con l’ulivo un’improbabile collinetta artificiale di una delle ville che si affacciano sulla Statale ci sarà un’altra porzione di paesaggio che ne sarà privata.

Un albero secolare non solo raccoglie la memoria di luoghi e ne connota il paesaggio, ma mette radici nella memoria di chi il paesaggio lo vive e lo trasforma.

Mi domando a quante memorie quella pianta sia stata rubata, a quale porzione di paesaggio sia stata sottratta.

Quanta scarsa attenzione e quale mancanza di rispetto per la pianta, per le tradizioni agricole, per il paesaggio, per noi stessi, perché dal luogo di origine si cancellano testimoni importantissimi e nel luogo di trapianto si inseriscono elementi che nulla hanno a che fare con l’identità locale.

Credo che una attenta lettura di ciò che ci circonda e di ciò che esso rappresenta sia la premessa per adottare tecniche e metodologie consone ad un corretto intervento paesaggistico.
Ringraziandovi

Luciano M. Poli